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Le nostre Miniere

ANNI ’70: VISITA ALLA MINIERA

da "La Piaggia", trimestrale del Centro Velico Elbano di Rio Marina (LI)

Numero dell' Estate 1989 ( Pagina 1 )

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Rio Marina – Laghetto cantiere Puppaio

foto di Carlo Carletti

Dal mese scorso è stata ripresa la visita guidata alla miniera da parte dei turisti italiani e stranieri in vacanza all’Elba. Inizia il sabato mattina alle otto, dopo che ciascuno ha diligentemente ritirato il permesso richiesto nel corso della settimana agli uffici della società "Italsider", concessionaria delle miniere elbane.

Due ore prima i turisti riempiono le vie e le piazze del paese con le loro auto di varie nazionalità. Sono le targhe dell’Europa, della vecchia e litigiosa Europa piena di acciacchi ma desiderosa di ritrovarsi in quella vasta "Confederazione di turisti" che rifiuta di riconoscere le antiche frontiere.

Da essi traspare la gioia di potersi finalmente avvicinare, in un contatto fisico, alla miniera. Specialmente i più piccini, svegliati per tempo, sono sempre più attratti dalla magica visione di questi monti rossi.

Ma è ancora presto. Sulla passeggiata degli Spiazzi si ode il ronzio delle cineprese puntate su uno scenario che non tradirà l’operatore, anche se inesperto. Questa ripresa fatta di buon mattino sarà il più azzeccato biglietto da visita di Rio Marina stampato in technicolor.

Lassù c’è il monte Giove con la folta macchia verdescuro che offre alloggio e protezione ai cinghiali. La sottostante collina di S. Antonio domina le case del Sasso, sforacchiate dalle Logge. Poco più in là c’è il pontile di Vigneria dove si carica sui piroscafi il minerale destinato agli stabilimenti siderurgici, a quei mostri insaziabili avvolti dal fumo e adagiati in coste distanti miglia e miglia da qui.

L’isolotto di Palmaiola, roccioso spartitraffico tra l’Elba e Piombino, emerge nella tenue foschia estiva. Il palpito luminoso del suo faro è finito alle prime luci dell’alba. Poco distante è Cerboli, l’altro isolotto: visto da qui ha la forma di una enorme parentesi graffa rivolta al cielo. Uno scoglio ormai svuotato del suo calcare; è un po’ triste, forse perché non ha mai avuto un faro.

Sopra la spiaggia della Caletta, dove sfocia il torrente del Riale, c’è la Torre edificata nel XVI secolo da Jacopo V d’Aragona Appiani. Serviva per l’avvistamento e la difesa dalle incursioni piratesche. Sullo sfondo, la costa del Porticciolo e di Calabaroccia con le casette che si specchiano nelle cale dei Pinzaroli, di Luisidangelo. Il massiccio caseggiato di Ciotolone è saldamente ancorato alla roccia del Malpasso e sfida tutti i venti.

Ora i turisti riprendono gli "interni", non meno interessanti. C’è il mercato, in una strada leggermente in pendenza e sulla quale si affacciano due file di case. Negozi e botteghe hanno le facciate dipinte di colori diversi. Lì attorno si odono chiacchiere, tante chiacchiere in varie lingue e dialetti, una dissonanza di voci che s’intreccia con le grida dei fruttivendoli, dei pesciaioli. Quel baccano tiene desto il pesce esposto sui banchi di granito: dentici, saraghi e triglie muovono ritmicamente le branchie rosse, le aragoste alzano timidamente le antenne e cercano di scappare dal cesto.

Attraversando il corso principale si trova il viale della Rimembranza, una scalinata ai cui lati sono piante di acacia (gli alberetti). Conduce alla Soda, zona di confine con la miniera. Lì sopra si trovano i vecchi cantieri di escavazione a cielo aperto, gallerie, impianti di trattamento del minerale (laverie).

 

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